A Peppe Mancini il Pallagrello ed il Casavecchia devono tutto. Se oggi sono nuovamente coltivati, si deve alla sua tenacia ed alla convinzione del valore di questi vitigni autoctoni e di questo territorio, tanto apprezzati dai Borbone. Spinti da un’enorme passione, Peppe e Manuela hanno così dato vita ai loro sogni: Terre del Principe. Un nome che nasce come dedica di Manuela a Peppe, il suo principe. Oggi l’azienda dispone di otto ettari vitati di proprietà fra Castel Campagnano e Castel di Sasso. L’affetto di Luigi Veronelli, che dal cielo veglia su tutte le vigne dei suoi amici e i consigli di Luigi Moio completano il mosaico.

Il lungo studio con l’Università di Napoli e la Regione Campania ha finalmente consentito, nei primi anni del Duemila, l’inserimento di Pallagrello bianco, Pallagrello Nero e Casavecchia nel Catalogo nazionale delle uve da vino e, successivamente nell’Igt Terre del Volturno. Il 2012 ha invece visto la nascita della Doc Casavecchia di Pontelatone.

Nel cuore di Castel Campagnano c’è la cantina di Terre del Principe. Simile ad una cattedrale nel cuore della terra, a 10 metri di profondità, un antichissimo cellaio di circa cento metri quadrati ci riporta indietro nel tempo. Interamente scavato a mano nel tufo, con milioni di colpi di scalpello, risale al X sec. d.C., epoca della fondazione di Castel Campagnano. Secondo alcuni storici, la cantina poteva far parte delle servitù esterne del Castello longobardo, sui cui resti nel ‘700 è stato costruito il Palazzo ducale. Alla cantina si accede da un ampio locale del XV secolo, con pozzo e fornacella, un tempo adibito a palmento. Oggi il primo piano accoglie la cantina “moderna” con i serbatoi di acciaio e le macchine per la vinificazione, mentre sottoterra è stata collocata la bottaia aziendale.